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     GARANZIA DELL'AUTO PER VIZI

 

Tribunale di Pistoia, Sezione distaccata di Pescia, 16.04.2000

Ai sensi dell’articolo 1494 comma 1, c. c., il venditore  è tenuto verso il compratore al risarcimento  del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa; l’azione  del compratore  è soggetta ai termini ed alle condizioni di cui al successivo articolo 1495, ed in particolare alla prescrizione annuale decorrente dalla data di consegna del bene.

Con atto  di citazione  notificato il 28 maggio 1996 , Sig. (...) esponeva  che, in data  25 gennaio 1995, aveva acquistato un’ autovettura, usata , presso la A. S. r. l., con garanzia  per i vizi a carico del venditore limitata  ai primi tre mesi  dall’acquisto, mentre, per il periodo successivo, veniva stipulato apposita polizza assicurativa; che, il successivo 27 gennaio  durante  un viaggio sull’autostrada  del Sole, il predetto veicolo subiva un improvviso guasto, che costringeva il Sig. (…), a recarsi presso l’officina  (…) , di Parma, convenzionata con la casa automobilistica(…); che la gravità dell’inconveniente  rendeva necessaria la sostituzione del motore con un altro motore usato, il tutto previa consultazione con la concessionaria (…) , la quale spontaneamente si accollava parte delle spese di riparazione, residuando a carico dell’attore il pagamento della somma di lire 11. 218. 911, corrisposta   quanto a lire  7.875.911 a mezzo assegno bancario, e per il resto mediante  rilascio all’ officina Y del motore sostituito; che, in seguito, di tale pagamento inutilmente  il sig.(…), aveva richiesto la  ditta .(…) S.r.l. di essere ritenuto indenne. Ciò premesso , in forza della garanzia apprestata dagli articoli 1490 e seguenti del Codice  Civile, conveniva  in giudizio dinanzi alla Pretura  di Pistoia, sezione distaccata di PESCIA, la ditta(….), S. r. l., per sentirla condannare  al pagamento in proprio favore  della somma di lire  11. 218.911, a titolo di risarcimento danni. Si costituiva  la convenuta , eccependo  preliminarmente  la intervenuta prescrizione dell’azione, per il decorso  del termine annuale di cui all’articolo 1494 c. c.. Nel merito , contestava la fondatezza degli assunti avversari, ed in particolare rilevava come il D. P.,  a fronte di un intervento di riparazione  per un  importo  di lire 23. 733. 702, avesse pagato la minor somma  di lire 7.875.911, pari  a circa il  33% del danno totale , pur avendo  ottenuto la sostituzione  del vecchio motore con un gruppo motore nuovo e, senza percorrenza, realizzando così un evidente vantaggio patrimoniale, tale da rendere ingiustificata la pretesa risarcitoria. In ogni caso, la ditta(…), S.r.l. ( convenuta) chiedeva di poter chiamare  in causa la concessionaria (…), S. p. a., ex articolo 106 del c. p. c., deducendo la responsabilità   aquiliana del fabbricatore  per i vizi occulti del prodotto, al fine  esserne garantita nella denegata ipotesi  di accoglimento della domanda principale. Differita dal giudice  l’udienza di prima  comparizione, onde consentire  la rituale  chiamata del terzo , si costituiva la concessionaria(…), S. p .a., contestando  la propria legittimazione in causa,  per la inapplicabilità, nella fattispecie, del principio di responsabilità  richiamato dalla ditta(…) , S.r.l. In particolare , la medesima  precisava di non essere produttrice, ma importatrice  delle vetture stessa, costruite in Germania  dalla concessionaria(…), di Stoccarda, e, nella propria qualità, di non avere avuto alcun rapporto con la ditta(…), S .r. l., venditrice plurimarche estranea  alla rete di vendita medesima . Quanto ai fatti, negava di aver contribuito alla riparazione  della vettura del sig. (...),( attore) sul presupposto (implicito o esplicito) del riconoscimento di un vizio occulto dell’automobile, motivando il proprio intervento nella vicenda  con l’applicazione della prassi commerciale cosiddetta  di“ correttezza”, consiste  nell’assecondare  le aspettative  della clientela, in termini di assistenza, derivanti dalla preferenza  accordata ad un marchio automobilistico tra i più prestigiosi ; confermava  di aver autorizzato la officina (…), ad intervenire  sull’auto del sig.( ...), in regime di “correttezza”, accollandosi parte delle spese, ma chiariva che nel meccanismo era operante  nei soli rapporti tra concessionaria (…), ed officina  convenzionata, di talché non poteva ritenersi sussistente  alcun rapporto contrattuale né con l’attore nei cui confronti non vi sarebbe stato pertanto  alcun obbligo di intervenire – né con la  ditta (…),S. r .l., ancora evidenziava come l’accoglimento della domanda dell’attore avrebbe condotto ad un indebito arricchimento del medesimo, già indennizzato con l’istallazione di un motore  nuovo a prezzo assai ridotto. In considerazione  di quanto esposto, chiedeva in via preliminare dichiararsi la propria carenza  di legittimazione passiva e, nel merito, rigettarsi le domande  del sig.(…) e della ditta(…), S. r. l.. L’istruttoria veniva espletata mediante  l’acquisizione di documenti e l’assunzione  di prova testimoniale ed, all’udienza del 19 novembre 1999, sulle conclusioni precisate  dalle parti, la causa  veniva trattenuta  in decisione  dal  Tribunale in composizione Monocratica (essendo nelle more  entrato  in vigore il noto Decreto Legislativo 51/1998, con assegnazione  dei termini  di legge  per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La commistione di differenti  profili  che involge tanto la definizione delle relazioni fra le parti, che l’individuazione degli elementi costitutivi della responsabilità contrattuale azionata dall’attore , rendono opportuno, anche per chiarezza espositiva, che la soluzione  della controversia prenda le mosse innanzitutto  dall’esame del rapporto tra il venditore sig. (…) ed acquirente  sig.(…)., per poi analizzare se, ed in quale  misura , su tale rapporto abbia inciso la variabile  costituita  dall’intervento nella vicenda del terzo chiamato  in causa ( concessionaria …). Ai sensi dell’articolo 1494 comma 1, c. c., il venditore  è tenuto verso il compratore al risarcimento  del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa; l’azione  del compratore  è soggetta ai termini ed alle condizioni di cui al successivo articolo 1495, ed in particolare alla prescrizione annuale decorrente dalla data di consegna del bene. A tale fine  proposito, si rileva l’infondatezza della eccezione di prescrizione sollevata dalla ditta(…) S. .r. l., non potendosi dubitare che anche la prescrizione annuale  del diritto del compratore  al risarcimento dei danni sia assoggettata alle ordinarie  cause di  sospensione  ed interruzione. Nella specie, ha senz’altro efficacia interruttiva   la lettera raccomandata A. R., ricevuta il 10 giugno 1995, con cui il sig.(…) , ( attore), a mezzo del proprio legale, diffidava la  ditta (…).S. r. l., a rifonderlo di quanto pagato per la riparazione dell’automobile la descrizione dell’evento dannoso, l’esplicito e generale  richiamo alla garanzia  di legge a carico del venditore, che comprensiva dell’autonoma  azione di risarcimento danni, nonché il tenore delle espressioni utilizzate (“ diffida al pagamento”), manifestano l’inequivocabile volontà del sig.(…), di far valere  il proprio diritto, costituendo in mora il debitore ( c. f .r. Cassazione 19 gennaio 1995,n. 563). Né si può ritenere  che vi sia incompatibilità fra la richiesta di quanto versato per la riparazione dell’auto, e quella di risarcimento danni, che, come meglio si vedrà  inseguito, tipica  componente del danno  da vizi della cosa venduta e la spesa per le riparazioni. Quanto alla responsabilità del venditore, l’articolo 1494  cit. norma speciale rispetto a quella dell’articolo 1218, secondo gli ordinari principi in materia di responsabilità contrattuale pone una prestazione di colpa a carico  del venditore, la quale viene meno solo se lo stesso provi di avere ignorato incolpevolmente  l’esistenza  dei vizi, dovendosi aver riguardo alla diligenza impiegata nella verifica dei vizi stessi, con riguardo al tipo di attività esercitata, alla stregua  del parametro  di cui all’articolo 1176, comma 2, c. c., e  tenuto anche  conto degli usi invalsi nello specifico settore commerciale ( così Cassazione, 26 aprile 1991,n. 4564). Ora la difesa della ditta (…)., S.r.l. sostiene  da una parte che la concessionaria  avrebbe riconosciuto l’esistenza  di un difetto occulto della vettura e, dell’altra , che comunque la documentazione in atti dimostrerebbe l’assenza di colpa della venditrice. Invero, per il primo aspetto, la circostanza risulta  del tutto sfornita di prova , ed anzi, che il teste (…), ha escluso che un qualche riconoscimento del vizio vi sia mai stato qualifica il contributo  della stessa come “ spontaneo”. In ordine  alla documentazione prodotta ex articolo 210 c. p. c., effettivamente  si rileva  una discrepanza  fra quanto attestato nella “ richiesta   di autorizzazione per correttezza/  garanzia “ inviata dalla officina  (….),  alla stessa, da cui la manutenzione della vettura risulta regolare , e le dichiarazioni del teste sopra citato, il quale ha invece  spiegato che il libretto di manutenzione  rinvenuto a bordo dell’auto non era visitato ad ogni scadenza da officina  autorizzata. Tuttavia, quale che siano stati i fatti, questo giudice  non ritiene superata la presunzione di colpevolezza della venditrice, in assenza di qualsivoglia  deduzione istruttoria circa le cause  e la natura del guasto occorso  all’auto del sig.(…), la regolarità della manutenzione – la quale, peraltro non è stato allegato in cosa consista  precisamente – non consente  certo di escludere  la prevedibilità  del difetto, o la possibilità di individuarlo, attraverso una più approfondita revisione del mezzo che, trattandosi di vettura usata, deve  considerarsi  rientrante  nei doveri di diligenza  del venditore , ed in misura  più ampia  che se si  fosse trattato di vettura nuova, laddove, invece, la manutenzione  fosse stata   addirittura  irregolare, allora l’onere di controllo del venditore avrebbe avuto un’ampiezza ancora maggiore. In definitiva, vi è assoluta  carenza  di prova sull’attività di verifica svolta sull’automobile venduta, e sulla idoneità della stessa ad individuare il vizio occorso nel caso specifico, di talché si delinea  la imputabilità dell’inadempimento, ed, almeno    in astratto, la sussistenza  di un obbligo risarcitorio a carico della ditta (…), S. r. l. La ricostruzione  della fattispecie  illecita  non sarebbe  però completa , in mancanza  della dimostrazione di un danno effettivo, da intendersi , per quanto qui interessa, nell’eccezione di conseguenza economica  negativa  nella sfera patrimoniale del danneggiato. Secondo il disposto dell’articolo 1223 c. c., il danno risarcibile si compone  dei due aspetti fondamentali del danno emergente , ovvero la perdita subita dal danneggiato, e del lucro cessante , ovvero il guadagno  patrimoniale  netto che viene  meno il danneggiato. D’altro canto , il debitore è tenuto  al risarcimento del danno che sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento, e l’obbligazione  risarcitoria  deve adeguarsi  al danno realmente  subito dal creditore , il quale deve ricevere né più  né meno di quanto necessario a rimuovere  gli effetti dell’illecito. La richiesta  dell’attore  ha per oggetto esclusivamente  il danno emergente , e cioè  le spese sostenute  per la sostituzione  del motore, nella misura di lire 12.218.911, pari all’importo della fattura emessa nei suoi confronti  dalla officina che esegui il lavoro. Le controparti , a tale riguardo , osservano che sull’auto del sig(…), venne montato , in sostituzione  di quello guasto, con percorrenza di circa 138.000 Km, un motore “  di rotazione “ nuovo, senza percorrenza, il costo dell’operazione , per un importo  complessivo di lire 23.000.000 circa,  venne corrisposto soltanto un terzo dall’attore, mentre la concessionaria (…),- per esclusive ragioni di politica commerciale a tutela della propria immagine, che prescindono dal riconoscimento dei difetti – ad accollarsi, in regime di “ correttezza”, la parte residua  di prezzo rimettendola direttamente  alla officina, Più precisamente , all’attore sarebbe stata fatta pagare la sola parte  di prezzo corrispondente  alla valutazione della percorrenza già effettuata dal vecchio motore, considerato che la vita media di un motore stessa, si aggira  intorno ai 500.000 Km, ( cioè, gli sarebbe stata fatta  pagare la porzione già “ consumata “ del vecchio motore). Da ciò conseguirebbe, nel caso di accoglimento della domanda , un indebito arricchimento dell’attore, il quale  non solo si troverebbe ad aver istallato sulla propria auto un gruppo di motore  nuovo ,pagando  un terzo  del suo valore , ma si vedrebbe anche risarcito  in misura complessivamente  superiore  al danno realmente subito. Corollario del principio sopra esposto, in forza del quale  il risarcimento deve limitarsi  al danno effettivo, che sua conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento, è la regola  giurisprudenziale  della compensazione  del lucro  col danno, secondo cui la determinazione  del danno risarcibile deve tenere conto  degli effetti vantaggiosi per il danneggiato che abbiano causa diretta nel fatto dannoso.Perché la regola si trovi applicazione , è dunque  necessario che il pregiudizio e l’incremento patrimoniale dipendano  dal medesimo fatto illecito, che abbia in sé l’idoneità  a produrre entrambi gli effetti, mentre  essa non opera  qualora  il vantaggio  sia un effetto  indiretto dell’adempimento  dell’obbligazione  risarcitoria da parte del debitore ( c. f. r. , ex. pluribus, Cassazione 14 maggio 1997,n. 4237, 29 novembre  1994, n. 10128; 14 marzo 1996,n. 2117). Nel  caso in questione , debbono essere presenti due circostanze, confermate in sede di prova testimoniale la prima,  che il guasto al motore  fu di entità  tale da renderne  più economica la sostituzione che la riparazione, la seconda b che il motore  installato in sostituzione di quello danneggiato, fatta  eccezione  per il “ monoblocco”, era nuovo e senza percorrenza. Avendo il sig.(…), pagato solo un  terzo  del prezzo dovuto in sostituzione, il danno, come detto, dovrebbe ritenersi completamente  assorbito nel vantaggio patrimoniale derivante dall’aumento di valore della vettura, dotata di un gruppo motore nuovo. Ciò posto , deve innanzitutto rilevarsi che l’affermazione dell’incremento di valore della vettura sia del tutto apodittica, perlomeno quanto l’entità del preteso incremento, essendo  dato di comune esperienza  che il valore di mercato delle autovetture  usate dipende, in gran parte, dall’anno di immatricolazione. Ma , pur ammettendo che un incremento vi sia stato, è evidente  come esso non costituisca una conseguenza direttamente riconducibile  all’inadempimento della ditta (…),S. r. l., bensì dipenda, semmai , dalla condotta  del terzo  chiamato in causa. In altri termini, se la concessionaria (…), fosse intervenuta  pagando per intero la sostituzione  del motore, evidentemente  il sig. (….), avrebbe anche  beneficiato di aumento  di valore  del proprio automezzo. Poiché ciò   non è stato, e l’attore  ha dovuto  far fronte ad un esborso, ecco  che a seguito  della condotta sicuramente inadempiente della ditta(…),S. r. l., si profila  un danno, rispetto al quale la venditrice  non può giovarsi  dell’intervento stessa (…), per  sfuggire  alla propria responsabilità, essendo chiaro che il dedotto  aumento di valore  della vettura  trova  causa  non già nel fatto illecito( contrattuale), ma nel fatto  di un terzo. Né , per inciso, la convenuta  ha mai contestato l’ammontare del danno sotto il profilo della eccessività  della spesa sostenuta dall’attore sig. (…), per la riparazione ( circa la indispensabilità della sostituzione  del motore , si è già detto). Del resto , l’intervento della medesima (…), non è affatto privo di conseguenze  sulla fattispecie  risarcitoria in    questione, avendo in concreto determinato una sensibile riduzione del danno emergente  subito dal sig.(…), Infatti, secondo  quello che afferma la stessa  (…), S. r. l., all’attore  è stata fatta pagare  la cifra corrispondente  alla parte già “ consumata” del vecchio motore, pari ad un terzo del suo prezzo, seguendo il medesimo ragionamento, ne deriva  che, ove il sig(…), avesse dovuto affrontare  l’intera spesa, il danno da rottura di motore  sarebbe  da commisurare  al valore  che esso al momento  del guasto, e cioè – sulla base  dello standard  di durata media  di un motore  della marca (…), pari a circa 500.000 Km di percorrenza- ai due terzi di percorrenza complessiva  che ancora rimanevano da effettuare. Non vi sono pertanto dubbi che, secondo  le stesse prospettazioni della convenuta , il danno totale , pur non del tutto eliso, sia stato ridotto  della metà, in relazione  all’intero prezzo( lire 23.000.000 circa ) che  il sig.(…), avrebbe dovuto pagare, non dovendosi invece tenere conto, per i motivi di cui sopra, degli ipotetici benefici derivanti all’attore dall’operato  della concessionaria (…).  Per quanto attiene  alla misura del risarcimento, l’attore lamenta  un danno complessivo in misura  pari all’importo  della fattura n 489/95, emessa dalla officina “ (…)” per le riparazioni effettuate , e cioè pari a lire 11.218.911, di cui lire 7.875.911  corrisposte a mezzo assegno bancario( del quale  è copia in atti), e lire 3. 343.000 mediante rilascio all’officina del motore guasto. Il Tribunale  ha già chiarito  che il danno emergente  consiste  nella perdita economica  derivante dall’inadempimento , nella sola  misura  in cui il patrimonio del danneggiato  venga realmente  pregiudicato. Pertanto, se il motore  guasto conservava comunque , secondo ciò che lo stesso sig.(…), ha affermato , un proprio valore  di mercato, è evidente  che tale valore deve essere decurtato dal danno complessivo ; ovvero , nell’accertamento del danno effettivo, non può essere  conteggiato il valore residuo  del relitto, che costituisce  il limite del danno nell’an , prima ancora  che nel quantum, non rilevando  l’utilizzo  che del relitto stesso sia stato fatto dal sig.(…). Conseguentemente , il danno subito  dall’attore può essere quantificato in lire 7.875.911, oltre a rivalutazione  ed interessi, questi ultimi da liquidarsi  secondo le modalità  che saranno sopra indicate. A questo  punto deve essere affrontato il problema dei rapporti tra la ditta (…),S.r.l. e la concessionaria (…), chiamata  in causa  ex articolo 106 c. p. c., dalla venditrice convenuta, a titolo di responsabilità extracontrattuale del fabbricante per i vizi occulti della cosa compravenduta. Invero, quale sia la qualificazione giuridica da attribuire  alla domanda proposta dalla ditta (...), S. r. l., nei confronti della concessionaria (…), essa non può trovare accoglimento . Ed infatti, nella prospettiva  della responsabilità aquiliana del produttore , non vi sono dubbi  sul fatto che la  medesima (…), non sia il produttore  del veicolo per cui è causa , essendo importatrice  per l’Italia delle vetture  prodotte in Germania da un distinto soggetto giuridico ( la concessionaria  di Stoccarda). Nella diversa ottica, peraltro non prospettata dalla convenuta, della responsabilità contrattuale del venditore  ai sensi dell’articolo 1494 comma 2, c. c., è altrettanto certo che la ditta (…),S. r. l., non faccia parte  della rete di vendita autorizzata dalla concessionaria (…), e che in riferimento all’autoveicolo successivamente  acquistato dal sig.(…), non sia intercorsa  alcuna compravendita tra  la ditta (…), S.r.l. e concessionaria (…). Quindi, a prescindere dalla natura e dalla estensione  della  responsabilità  Invocata dalla ditta (…), S .r .l, i profili  evidenziati  conducono ad affermare  la carenza di legittimazione passiva, nel presente  giudizio della terza chiamata  in causa. Né  l’aver chiamato  in causa un soggetto sfornito di legittimazione  può essere giustificato  sulla base delle affermazioni fatte dall’attore circa il riconoscimento di un vizio  di fabbricazione del veicolo, considerato  che, in citazione, il contributo prestato dalla concessionaria (…),  al sig. (…), viene anche esplicitamente  definito spontaneo, ed, inoltre,  che la ditta (…), S .r. l., proprio per la sua qualità professionale, poteva ben essere  in grado di  rappresentarsi  correttamente la situazione del fatto, e di sapere che la concessionaria (…), non è produttrice , ma solo importatrice, delle vetture  recanti il marchio  della stessa, senza cadere  nel preteso equivoco. In forza  di tutto quanto precede, in accoglimento della demanda dell’attore , la ditta (…), S. r l., in persona del suo legale rappresentante  pro- tempore, deve essere condannata  a corrispondere  in favore del sig. (…), a titolo di risarcimento danni, la complessiva somma di lire 7.875.911, oltre a rivalutazione ; deve essere dichiarata  la carenza di legittimazione  passiva della terza chiamata in causa, con conseguente  rigetto della domanda  nei suoi confronti proposta dalla ditta (…), S. r. l. L’attore  ha altresì richiesto la liquidazione  degli interessi, al tasso legale, sulle somme ( rivalutate) dovute  a titolo di risarcimento per i danni subiti, detta richiesta può essere soddisfatta, ma solo  alla luce  di quanto sancito dalla Corte di Cassazione   a Sezioni Unite  con la sentenza n. 1712 del 1995. Innanzitutto, l’attribuzione degli interessi vale a compensare  il conseguimento tardivo, rispetto al sorgere  del credito, dell’equivalente  pecuniario del bene perduto, soddisfacendo  il mancato godimento  delle utilità che il bene stesso avrebbe potuto dare , se fosse immediatamente  rimpiazzato  da una somma di denaro equivalente. Tale mancato   godimento concreta un danno da un lucro cessante , che comunque  essere allegato e provato dall’attore, potendo tuttavia farsi  ricorso anche le presunzioni semplici  ed all’articolo 1226 c .c., come richiamato  dall’articolo 2056 c.c. : sotto  questo ultimo profilo , si potrà eventualmente  ricorrere, in via equitativa, al criterio degli interessi, non necessariamente  determinati  in misura c corrispondente  al tasso legale. Quanto alla base da adottare  per il calcolo degli interessi, questa potrà essere costituita dalla somma dovuta  a titolo di risarcimento per equivalente  rivalutata al momento  della liquidazione, giacché  ciò determinerebbe un indebito  arricchimento del danneggiato, piuttosto, gli interessi dovranno essere  commisurati  alla somma corrispondente  al valore del bene  al momento  dell’illecito, rivalutata  anno per anno, oppure calcolando  indici medi  di rivalutazione. Adeguandosi  all’orientamento  della Suprema Corte, questo giudice ritiene opportuno adottare, come sulla base  per il calcolo degli interessi, il valore medio dell’importo  dovuto all’attore nel lasso di tempo  intercorso  dalla data  del sinistro  alla presente decisione , pari alla semisomma dell’importo  dovuto  al momento del fatto, e dello stesso importo rivalutando  sulla base  degli indici I. S. A.T.  T. Su detto  importo si applica  quindi presuntivamente , in mancanza  della prova di un danno maggiore, un tasso d’interesse annuo determinato in via equitativa – tenuto conto  delle variazioni  del tasso legale- nella misura del 5%. Sulle complessive  somme liquidate in favore dell’attore  decorrono, ex articolo 1282 c. c., gli interessi legali dalla data della presente decisione fino al saldo. Le spese di lite seguono la soccombenza della  convenuta (…),S. r. l., sia nei confronti dell’attore il  sig.(…)., sia – non potendosi imputare  alla condotta dell’attore la necessità della chiamata in causa- della concessionaria (…), e sono liquidate come  in dispositivo, il parziale accoglimento della domanda principale  giustifica, la compensazione per un terzo delle spese  nei rapporti tra il sig.(…), e la ditta  (…),S. r. l.

P.Q.M.

Il Tribunale  di Pistoia, Sezione  Distaccata di Pescia, definitivamente  pronunciando sulla domanda proposta dal sig.(…),( attore) nei confronti della ditta (…),S.r.l. ( convenuta), e sulla domanda  proposta con chiamata  di terzo  dalla ditta (…), S. r. l., nei confronti della  concessionaria (…),S. p. A., così provvede:

a)      in parziale accoglimento della domanda proposta  dall’attore, condanna la convenuta ditta(…), S.r.l. in persona del legale rappresentante pro- tempore, a corrispondere  in favore del sig.(…), a titolo di risarcimento danni, la somma di lire  7.875.911, oltre a rivalutazione  ed interessi  nei limiti di cui  in motivazione;

b)      dichiara la carenza di legittimazione  passiva, nel presente giudizio, della terza chiamata in causa  concessionaria (….), S. p. A. per l’effetto  respingendo  la domanda    proposta  nei suoi confronti della ditta (……) S..r.l.

c)      dichiara  compensate  per un terzo  le spese  di lite tra il sig. (…), ed la ditta (…),S.r.l. ponendo a carico  della convenuta la parte residua, che liquida    in complessive lire 4.408.230, di cui lire 628.230 per esborsi , lire 2.000.000 per competenze, e lire 1.780.000 per onorari, oltre al rimborso forfetario delle spese generali, ad IVA e C.P. A. come per legge;

d)      condanna  infine la ditta(…),S. r. l., alla rifusione  delle spese di lite in favore della  concessionaria (…), liquidandone  in complessive  lire 6.416.000. di cui lire 816.600 per esborsi, lire 3.000.000, per diritti e lire 2.600.000   per onorari, oltre al rimborso forfetario delle spese generali, ad IVA e C. P.A. come  per legge.